TAXI GIALLI ED ICONOGRAFIA MENEGHINA: Tazi Zine

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Salire a bordo di un taxi, giallo preferibilmente, e correre a perdita di vista, in giro per una qualsivoglia città, nella fattispecie, il capoluogo meneghino.
Perdersi tra sinestesi visive e sonore, tattili e organolettiche tutte insieme, tra insegne, luci al neon, monumentalità del contemporaneo, scritte sui muri. Simboli, in una parola sola, tra madunina e neon lampeggianti, che raccontano boom economici, ricordi che affiorano di indimenticati anni ’80, mentre fischia rigoroso “il ghisa” appollaiato sulla sua piattaforma.
Tutto questo è oggi possibile, rimanendo comodamente seduti a casa vostra, semplicemente acquistando una delle 100 copie a tiratura limitata di Tazi Zine. Vi troverete dinanzi ad un elegante e raffinato “contenitore” visivo, articolato in 16 pagine stampate a tre colori su carta Fedrigoni Sirio color nero.
L’incursione che stiamo compiendo tra le fila dell’editoria indipendente, ci ha portato a seguire di chi si lancia ancora oggi nella mai esausta vena mineraria, dell’autoproduzione e dell’independent publishing,e così ci ha condotto a mettere mani e occhi su questo interessantissimo progetto e a chiedere uno scambio colloquiale, con i “tassisti” di questo progetto originale.
Mentre attendiamo che la prossima “fermata” ci consegni le risposte dei nostri interlocutori, attendiamo portando in spalla la Bag Tazi Zine che sostiene il progetto, ed è acquistabile insieme alla zine qui e a seguirli nel loro muoversi virtuale su instagram alla voce: tazi zine

aneddoti “tramandati” da chi ha vissuto Milano degli anni 70/80/90, storie che non abbiamo mai trovato su libri o nel web.

Ve l’avevamo già presentata un paio di settimane fa, un’irresistibile pubblicazione a fondo nero, guidata da una linea gialla a farle da linea demarcatrice. Loghi, grafiche, simbolismi meneghini sche sfrecciano all’interno di un’elegantissima issue dal nome programmatico: Tazi Zine.
Abbiamo portato a temrine il nostro “viaggio” cognitivo con la redazione del progetto ed ecco qui la nostra intervista con loro.

 

Milano come musa ispiratrice, portatrice, totale, di iconografia che attraversa storia, linguaggi, epoche. Un tributo alla metropoli coniugato, a mio avviso, ad un’occasione di raccogliere ciò che lentamente sta sparendo e ancora, tuttavia resiste. Come nasce Tazi Zine?

Tazi Zine nasce dalla voglia di raccontare storie e aneddoti che ci sono stati “tramandati” da chi ha vissuto Milano degli anni 70/80/90, storie che non abbiamo mai trovato su libri o nel web, una volontà di far scoprire degli aspetti noti a pochi.

Quanti siete a comporre la redazione da quali percorsi provenite?

Principalmente siamo stampatori, grafici e fotografi, ma, a seconda del progetto, il team può allargarsi, ci piace l’idea di poter creare una rete di contatti.

Una linea “gialla” che fa da conduttrice, in un tour attraverso luoghi di culto, simboli che hanno scavato nella memoria visiva di generazioni. Un racconto per immagini, di tipo affettivo e tuttavia sentimentale, di identificazione generazionale, o di riconoscenza per la grande eredità che la grafica ed il lettering “vintage” hanno lasciato ai linguaggi odierni?

L’intento del progetto è quello di tramandare una cultura storica e grafica, facendo scoprire chi o cosa ha influenzato ciò che ci circonda. Non vuole essere un racconto nostalgico ma piuttosto un filo conduttore tra il passato e il presente.

“Principalmente siamo stampatori, grafici e fotografi, ma, a seconda del progetto, il team può allargarsi, ci piace l’idea di poter creare una rete di contatti.”

Sfogliando la fanzine, sembra che le icone e le scritte lampeggino e prendano vita sotto gli occhi. Un viaggio sentimentale tra i simboli del consumismo italiano, un fotoromanzo underground, a cui avete dato vita. Un progetto quindi, dal respiro ampio che, suppongo, conoscerà altre uscite.

La fanzine #00, essendo il nostro primo numero, è una sorta di presentazione su quella che sarà la ricerca da qui in poi, si potrebbe interpretare come indice del progetto.

un linguaggio semplice, d’impatto e soprattutto riconoscibile.

Per citarvi: “Tazi zine è un vecchio taxi giallo milanese, molto curioso, che viaggia senza sosta alla scoperta del bello e del brutto della città meneghina. Ma non solo”. Mi soffermo sul concetto di brutto che, trovo, offra molte più possibilità esplorative, poiché non si esauriscono nella sola contemplazione. Qual è, iconograficamente parlando, il brutto meneghino a cui vi riferite e che, nel tempo è resistito fino ad oggi?

La nostra sfida è quella di far apprezzare i graffiti alle sciure e le insegne storiche ai ragazzi… Con questo vogliamo dire che, volendo arrivare ad un pubblico più vasto possibile, trattiamo temi che possono piacere a qualcuno e quindi essere definiti “il bello di Milano” ma essere disprezzati da qualcun altro”il brutto della città meneghina”.


Non vuole essere un racconto nostalgico ma piuttosto un filo conduttore tra il passato e il presente.


Tazi Zine ha un altissimo impatto visivo, scevro di parole o commenti a margine, rimanendo con un impianto ricco e perfettamente studiato, come un claim anni ’80 che rimbomba poi tra retina oculare e cervello. Un’intuizione immediata nel definire il progetto o il risultato di diversi tentativi di costruzione?

Avendo un percorso e una cultura grafica il nostro primo obiettivo è stato quello di dare una forte identità al progetto. La scelta di due colori utilizzati sia per la stampa che per il web, un solo carattere usato nel logo come nell’impaginato… sono tutte scelte che ci aiutano ad avere un linguaggio semplice, d’impatto e soprattutto riconoscibile.

Quali sono oggi, secondo voi, le icone visive, che rimarranno impresse nelle memorie di generazioni future, considerato che viviamo in uno spazio tempo scandito al fulmicotone e tutto nasce nell’ottica di un consumo rapido.

Difficile a dirsi, citiamo il Birrificio di Lambrate e se vogliamo stare più sul “pop” piazza Gae Aulenti.

La nostra sfida è quella di far apprezzare i graffiti alle sciure e le insegne storiche ai ragazzi… Con questo vogliamo dire che, volendo arrivare ad un pubblico più vasto possibile, trattiamo temi che possono piacere a qualcuno e quindi essere definiti “il bello di Milano” ma essere disprezzati da qualcun altro

Molti sono i festival e le realtà che danno spazio all’independent publishing, in quali vi possiamo trovare o, avete appena frequentato?

Non dovete perdere il Cotonfioc Festival il 23 e 24 giugno a Genova, dove, a sorpresa, porteremo una nostra nuova pubblicazione.

Dove si può acquistare Tazi Zine, sostenere il progetto acquistando, per altro, la fantastica bag e ricevendo i vostri coloratissimi adesivi?

Abbiamo uno shop online tazizine.com qualche copia fisica da fotogang bookshop, qui a Milano in via Friuli 60, e a breve saremo da Belli Gallery.

Segnalateci una realtà affine a voi, o anche non, interessante e da tenere d’occhio.

Nel circuito di editoria indipendente sicuramente stanno andando forte i ragazzi di Gram Publishing. Qualche settimana fa, invece, è uscito “buio dentro” un libro che parla dei graffiti nei tunnel della metro di Milano, realizzato da Corrado Piazza ed editato da Shake edizioni, bellissimo progetto.

Ora per concludere e salutarci degnamente, con un battito di ciglia rapido quanto il lampeggiare di un’insegna al neon, una tripletta di domande su due piedi, così a bruciapelo, senza troppo senso, ma forse più significativa ai fini della nostra conoscenza:

L’ultima volta che hai preso un taxi dove eri diretto?
– A una festa in una cascina abbandonata verso fuori Milano

Il poster che avevi appeso nella tua stanza da ragazzino
– Cope 2 (writer americano)

Il film più brutto che hai visto ma che ricordi comunque
– Milano odia la polizia non può sparare (Consiglio)

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